Finanziamenti

Alfabetizzazione finanziaria in Italia

Con la definizione alfabetizzazione finanziaria ci si riferisce all’insieme di conoscenze che consentono una
corretta gestione del proprio capitale e del proprio debito. Alla capacità gestionale si fonde la conoscenza necessaria a prendere decisioni responsabili da un punto di vista finanziario.

La cultura finanziaria include anche la comprensione del funzionamento del conto corrente, del risparmio, dell’utilizzo corretto di una carta di credito e della gestione dei propri debiti.
Proprio al fine di valutare l’andamento della cultura finanziaria della popolazione del nostro Paese, in relazione anche a quelli dell’area OCSE, all’inizio del 2020 la Banca d’Italia ha condotto l’Indagine sull’Alfabetizzazione e le Competenze Finanziarie degli Italiani (IACOFI), seguendo la metodologia OCSE-INFE che definisce l’indicatore di competenze finanziarie come la somma dei punteggi calcolati per tre aspetti: le conoscenze, i comportamenti e le attitudini.

Alfabetizzazione finanziaria: nel 2020 Italia ancora in fondo alla classifica.

L’indagine conferma la posizione di ritardo dell’Italia nel confronto internazionale, già rilevata nel 2017, ma mostra un miglioramento nelle conoscenze degli italiani e una sostanziale stabilità nei comportamenti e nelle attitudini.
Il campione, composto da circa 2.000 adulti di età compresa tra i 18 e i 79 anni, evidenzia come l’alfabetizzazione finanziaria differisca nella popolazione a seconda del livello di istruzione, del genere, dell’età e della localizzazione geografica degli intervistati.
Il livello medio di alfabetizzazione finanziaria degli italiani nel 2020 è 11,2, in una scala che va da 1 a 21, in
linea con il valore rilevato nel 2017.
La quota di soggetti che nel 2020 registrano un punteggio di conoscenza giudicato sufficiente – 5 o più su 7 – è pari al 44,3 per cento, rispetto al 32,6 per cento della scorsa indagine.
In base all’indice totale di alfabetizzazione finanziaria, ai primi posti spiccano Hong Kong, Slovenia e Austria, mentre l’Italia risulta in 25esima posizione su 26 paesi considerati, avanti alla sola Malta e dopo Montenegro, Colombia e Romania.
L’Italia ha una posizione relativa leggermente migliore sulle conoscenze (20esima) e maggiore sulle attitudini (12esima), mentre è ultima sui comportamenti.

Categorie individuate e come si distinguono

Il Rapporto mostra che gli italiani possono essere suddivisi in quattro gruppi, caratterizzati da livelli crescenti di conoscenze finanziarie: gli esclusi, gli incompetenti, i competenti e gli esperti.
1. Gli esclusi, ovvero il 21% del campione. Rispetto alla media, questa categoria di individui si caratterizza per un maggior orientamento alla spesa piuttosto che al risparmio, una bassa partecipazione nei mercati finanziari, un minor ricorso alla ricerca di informazioni da più fonti in caso di acquisto di un prodotto.
La frequenza degli esclusi è maggiore nel Sud e nelle Isole, fra coloro che hanno più di 65 anni e coloro che non sono diplomati.
2. Gli incompetenti, rappresentano circa un terzo della popolazione (15,2 milioni di adulti). Nel 32% dei casi sono i responsabili della gestione quotidiana delle risorse familiari. La frequenza di incompetenti cresce nella fascia di età vicina al pensionamento (55-64 anni), fra i pensionati e fra coloro con un basso livello di istruzione.
3. I competenti, circa il 26% del totale del campione 2017-2020, con una tendenza alla crescita. La
percentuale di competenti aumenta fra i diplomati, tra i lavoratori autonomi e nelle fasce di età sotto i 45 anni.
Questo gruppo ha una percezione distorta delle proprie competenze: oltre la metà ritiene infatti di essere sotto la media.
4. Gli esperti, sono circa il 17% della popolazione e hanno un livello medio di competenze finanziarie quasi doppio di quello medio, sebbene il 40% di essi ritenga la propria educazione in questo senso inferiore alla media. Gli esperti rappresentano la percentuale più alta di individui che ha acquistano prodotti finanziari negli ultimi 12 mesi. La loro frequenza aumenta fra i maschi e i laureati.L’alfabetizzazione finanziaria è più elevata tra i 35 e i 44 anni; è bassa nelle persone con meno di 35 anni; quella degli uomini si conferma più elevata rispetto a quella delle donne. Lo stesso è vero per i residenti nel Centro-Nord rispetto a quelli del Mezzogiorno.

3 consigli per crearsi una cultura finanziaria dalle basi

– Destinare una cifra mensile al risparmio, per assorbire eventuali ‘shock’ economici. La domanda da porsi è “Quanto posso permettermi di accantonare?”. Fondamentale in questo senso può essere l’aiuto di uno strumento come quello del bilancio familiare, che ci aiuta a mettere in ordine entrate e uscite. Generalmente il 60% del reddito netto serve per sostentarsi, mentre il resto può essere speso o risparmiato.
– Investire piccole somme di denaro in strumenti finanziari. Innanzitutto è fondamentale chiedersi quale sia la propria propensione al rischio: bassa – media – alta? Quali sono le opzioni a nostra disposizione per investire, ricordando sempre che è buona regola non mettere mai tutte le uova nello stesso paniere (mercato azionario, obbligazioni, fondi di investimento…).
– Individuare un consulente del credito che ci aiuti nelle scelte. Nella vita di ciascuno scelte come l’acquisto di una casa, dell’auto nuova o del finanziamento per l’impresa vanno affrontate con consapevolezza e competenza. Il mediatore creditizio è l’unico che può aiutarti in questo percorso, trovando la soluzione su misura per te.
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